In uno dei suoi romanzi più famosi, Ian Fleming fa dire a uno dei cattivi di James Bond: “La prima volta è un caso. La seconda una coincidenza. La terza è un’azione nemica”.
Mo’ non vogliamo scomodare Goldfinger però, quindi pensavamo di riformulare la frase in “La prima volta è un caso. La seconda una coincidenza. La terza probabilmente sono cazzi.”

In passato abbiamo già parlato delle cattive acque in cui sembrerebbe navigare CMON, cosa che parrebbe confermata dal fatto che ogni comunicato stampa ha come titolo provvisorio “AAAAAAAAAH”. L’ultimo colpo di genio dell’azienda era stato investire un paio di milioni di euro in NFT, cosa di cui avevamo parlato ampiamente, sostenendo che sembrava un po’ una manovra disperata destinata a fallire.
Circa tre mesi dopo, con un comunicato stampa dal titolo “AAAAAAAAAH [TBD, DITE ALLO STAGISTA DI CAMBIARLO]”, CMON annuncia che l’affare è andato completamente a puttane. Come diceva Britney: Oops!… I Did It Again.

Un’altra cosa che diciamo abbastanza spesso è che il mercato ci sembra un filino saturo. Notizia freschissima: Atalia, il distributore di giochi di successo come Lorenzo il Magnifico e Underwater Cities, è in via di fallimento. I competitor si stanno già accanendo sulla carcassa, cercando di prendersi i bocconi migliori, il che presuppone ovviamente l’esistenza di bocconi peggiori. Che, ci verrebbe da dire con il pressapochismo che ci contraddistingue, sono esattamente quei “giochi di troppo” di cui parliamo ogni tanto. Stronzi noi, comunque.

Infine, ciliegina sulla torta, dopo essersi lanciata nel settore videoludico, spesso anche con iniziative controverse, Hasbro ha cancellato vari videogiochi, accumulando oneri di svalutazione per 56 milioni di dollari. Insomma, il piano A è stato archiviato direttamente insieme al piano B, con quello che in gergo tecnico si chiama “pivot”.
In gergo meno tecnico, “un buco da cinquantasei milioni”.  Salvini commenta: “Visto? Può capitare!”.

Mentre accade tutto questo, però, le discussioni più calde del settore riguardano i piccoli drammi dei content creator che non possono prendersi una pausa senza perdere views, in un finale di stagione al cardiopalma in cui gente che lavora sui social scopre improvvisamente come funzionano i social. O le Batracomiomachie tra influencer che si sfidano in un gioco di maggioranze in cui vince chi riesce a generare più imbarazzo a livello tecnico nel tempo più breve possibile.

Ci viene da dire che forse, almeno ogni tanto, sarebbe il caso di smettere di confondere l’ambientazione con le meccaniche. L’ambientazione è fatta di draghi, pirati e procioni antropomorfi che gestiscono falegnamerie fatate. Le meccaniche, invece, sono fatte di margini, distribuzione, investimenti, licenziamenti e bilanci. 

Oppure siamo noi a essere distratti, e non ci siamo accorti che il settore ha iniziato una gigantesca partita a Hegemony.
Solo che noi non siamo i giocatori. Siamo le risorse.

Come ormai siamo abituati a sentirci dire da mesi, “va tutto bene”.
Solo,iniziamo a temere un po’ cosa succederà quando invece inizierà ad andare così così.

Una risposta a “Mercato ludico: altri tre casi isolati.”

  1. Avatar Emiliano Lorenzo
    Emiliano Lorenzo

    Ammetto di non aver seguito molto le vicende, ma non ho capito bene il topic del post. Nel senso.

    Ci sono troppi giochi che escono? Costano troppo? C’e’ crisi e la gente non compra in generale?

    E la parte sui contento creator non l’ho ben capita.

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