Cola Wars, un gioco sulla guerra delle “Cole”, finisce in hotness su BGG, ma non per meriti tecnici, ed evidentemente nemmeno tematici, indovinate invece perché?
Dite “utilizzo dell’IA”? Effettivamente la guerra è un movente blando e non c’erano pronomi da sbagliare, quindi ci sarete arrivati per esclusione.
È proprio così, a scatenare il review bombing è stato l’utilizzo dell’IA da parte della giovane casa editrice One More Turn Games.
Non vedevamo un utilizzo così scorretto degli “1” dai tempi del nostrano uno vale uno.
L’effetto è stato amplificato dalla pubblicità dovuta alla campagna su Gamefound. Ad oggi molti giochi vengono pubblicati sulle piattaforme di crowdfunding non tanto per ottenere il finanziamento in sé, quanto per avere visibilità, e il problema è che a volte funziona.
Gamefound richiede di dichiarare l’utilizzo di IA nei progetti pubblicati, perché è giusto che il pubblico sappia, è importante la partecipazione informata, non vorremmo mai ritrovarci a finanziare inconsapevolmente un progetto che utilizzi l’IA, o produca in fabbriche dove lavorano bambini, o per case editrici con soci che sostengono un genocidio… ah, no, scusate, di questo non ce ne frega un cazzo.
La One More Turn pare non avesse dichiarato l’utilizzo dell’IA, che invece ha utilizzato in alcuni materiali provvisori mostrati e nella realizzazione della pagina stessa della campagna.
Insomma, quello che alla domanda “hai combinato qualcosa?”, in comitiva avremmo definito meno di “una mezza cosetta”.
Forse ci stavano provando facendo finta di niente, forse davvero non era niente, o forse l’IA è ormai uno strumento al pari di altri nella vita di chi lavora, e semplicemente non ci si bada più. O meglio non ci bada più chi lavora.
Fatto sta che quando anche l’autore del gioco ha giocato un po’ la parte della comare scioccata, criticando l’editore per gli stessi motivi, quest’ultimo ha ritirato la campagna per lanciarne una nuova completamente AI FREE.
Sempre sperando che i fornitori non l’abbiano usata a loro volta. Ma quelli stanno lontani dagli occhi, lontani dal cacamento di cazzi.
Ma torniamo all’IA per il pubblico: dicevamo quanto sia importante sapere se c’è.
Cioè.
Insomma: se la riconosci, non serve dichiararla, se non la riconosci, non sta influenzando il prodotto. Se invece il problema è etico, be’ allora grazie: abbiamo finalmente trovato il confine etico invalicabile dell’intelligenza artificiale. Non sono le armi autonome o la sorveglianza di massa.
Sono le carte evento di un gestionale sulle bibite. E Di Maio muto.
Il discorso potrebbe suonare benaltrista, ma data la capacità di attenzione del pubblico, del pubblico dei giustizieri da tastiera poi, capirete che non c’è nemmeno la memoria fisica per il “ben altro”. E così chi fa giochi si ritrova a lottare per la vita con gente che tenta di spegnere il sole pisciando controvento, mentre gli va a fuoco casa.





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