Immaginate di essere in caduta libera dopo esservi lanciati dal centoduesimo piano dell’Empire State Building. Intorno al piano settantatre, pensate “ehi, sarebbe utile aprire un paracadute!”.
Ma, sulle spalle, avete uno zaino Invicta pieno di caramelle.
Delusione e frustrazione vi colgono e vi lasciate sfuggire un’esclamazione che si perde nel vento: “Oh, andiamo!”
In inglese: “Oh, c’mon!”
La notizia: per provare a uscire dalla voragine infernale di debiti e cazzi che volano ad altezza retto, CMON ha annunciato un investimento da 2,1 milioni in una società che sviluppa giochi play-to-earn su blockchain, con personaggi NFT da comprare e far combattere online.
Se fossimo nel 2000, avrebbero probabilmente deciso di mollare internet per buttarsi nel magico mondo del collezionismo di schede telefoniche.
Immagino il fermento nei più oscuri meandri della CMON-Caverna.
“Capo, ho un piano: potremmo rilanciare le IP più redditizie, sistemare le consegne in ritardo e cercare alternative ai nostri modelli di crowdfunding che, ultimamente, stanno generando meno profitti di OpenAI”.
“Oppure potremmo fare giochi in cui lucriamo vendendo una cosa in cui non crede nessuno da almeno tre anni!”
“Genio!”
Il tutto riassunto da un comunicato che è praticamente la tombola del non dire un cazzo.
“Restare rilevanti”, “espandere le fonti di revenue”, “integrazione digitale” e l’immancabile “trasparenza e responsabilità sociale della blockchain”.
“Asset di alta qualità!”
“CINQUINA AL TAVOLO OTTO!”
Che poi, un po’ come quando senti lo schiocco del lattice durante un esame alla prostata, potevamo pure sentirlo arrivare, quello che sta per arrivare.
Negli anni, CMON è passata da “miniature sempre più grandi”, a “campagne sempre più gonfie”, a “licenziamo tutto il team di designer”. Che stessero scivolando nel guano era abbastanza prevedibile. Abbiamo detto “guano”? Pardon, volevamo dire blockchain.
Ci diranno che è il mercato che glielo chiede.
Contando che sono un’azienda che produce giochi in scatola, qualcuno dovrebbe avvisarli che magari è pure vero, ma che stanno guardando il mercato sbagliato.
Mo’, pure noi abbiamo sostenuto kickstarter che erano un’alternativa meno salutare e meno conveniente rispetto a, boh, iniziare a fumare.
Ma proprio perché il giocattolo si è già rotto da un po’, forse infilarci chiodi e benzina dentro non è l’idea migliore per risollevare l’azienda.
Ma magari siamo noi che siamo aridi e disillusi e malfidati.
Magari tra un anno saremo tutti felicemente impegnati a collezionare miniature digitali di Zombicide su blockchain mentre aspettiamo ancora la consegna dell’ultima espansione di Cthulhu: Death May Die.
O, magari, a un certo punto sarà abbastanza evidente a tutti che gettare benzina su un incendio smette di sembrare una strategia e inizia a sembrare esattamente quello che è.
State pensando “cazzata”? E invece no, volevamo dire blockchain.





Lascia un commento