Perché coi raggi X possiamo vederci dentro, ma coi raggi Gamma… oh, cazzo. Ok, non badate ai bozzi, alle deformità, o alla quantità di arti: sta funzionando.

“Il mercato del gioco da tavolo è in costante crescita.”

È una delle frasi più rassicuranti del nostro settore, subito dopo “le consegne partiranno con la chiusura della campagna” e “oltre cinquemila nuove uscite”.

Il mercato cresce.

Lo dicono le analisi, i comunicati stampa, le conferenze, le infografiche con le frecce rivolte verso l’alto e almeno tre janare beneventane, dopo aver lanciato ossa di meeple su un foglio Excel.

Cresce il numero dei giocatori.
Crescono le vendite.
Crescono le fiere.
Crescono le campagne di crowdfunding.
Crescono i giochi pubblicati.
Crescono le scatole.
Crescono i prezzi.
Tutto cresce.

Proprio come un albero: sviluppa radici solide, allarga lentamente i rami e offre riparo a chi vive sotto la sua chioma.
Fa ridere, vero? Immaginate se fosse così!

L’immagine che abbiamo invece è quella di un crescita tipo Hulk, ma meno armonica.

Diventa sempre più grosso, sempre più difficile da contenere e, soprattutto, continua a spaccare tutto ciò che gli sta intorno.

Ma fin qui tutto bene. Per accertarcene, andiamo a vedere le ultime tre notizie che ci sono presentate.

Per esempio siamo stati appena colpiti da un pezzetto di Fantasia Store, ricaduto dal cielo dopo il botto di qualche giorno fa. Quindi partiamo proprio dall’Italia, dove:

Fantasia Store S.r.l. è stata posta in liquidazione

Fantasia Store è stata per anni un negozio fisico, un e-commerce, un riferimento per molti appassionati, una di quelle attività nate e cresciute insieme all’espansione del settore.

E adesso in liquidazione. Che non significa automaticamente fallimento, significa soltanto che è entra nel processo attraverso il quale si realizzano gli attivi, si regolano i rapporti pendenti e si cerca di pagare ciò che deve essere pagato, una differenza importante, come quella tra “il personaggio è morto” e “il personaggio sta effettuando tutti i tiri salvezza contro la morte con un notaio accanto”.

Per far parte di un mercato che cresce come abbiamo visto, negli ultimi anni a un negozio è stato solo chiesto di seguire il flusso naturale delle cose “come fossi un ciclista degli anni duemila”, ma evidentemente il doping non è uno stile di vita canonico.

Così, mentre i cataloghi strabordano, le finestre commerciali si fanno eteree, e il consumatore impara a considerare il “prezzo pieno” una forma particolarmente aggressiva di microcriminalità, i negozi un po’ cavalcano l’onda, un po’ sorridono agli scogli che li aspettano. E ogni tanto qualcuno li abbraccia. A forte velocità.
Le malelingue diranno “colpa del doping”, ma è solo invidia, e fin qui tutto bene…

Paizo trova un mostro che non era nel bestiario

Pochi giorni dopo lo scoppio silenzioso di Fantasia Store, Paizo ha annunciato una “ristrutturazione aziendale” o, come ci piace chiamarla, una “tempesta di cazzi”.

Paizo è l’editore di Pathfinder e Starfinder, giochi nei quali gruppi di avventurieri affrontano creature mostruose, antichi mali e sistemi economico-logistici devastanti.

La società ha spiegato che tra le cause della crisi ci sono anche le conseguenze del collasso di Diamond, storico distributore del settore fumettistico e ludico. Che suona un po’ come quando Gandalf ha dovuto spiegare a Frodo perché le aquile no.

Si tratta di una intricata vicenda nella quale prodotti stampati, magazzini, creditori, finanziatori e diritti di proprietà si sono combinati formando la creatura più pericolosa mai apparsa in un manuale:

la procedura concorsuale con privilegio bancario.

Un nemico invisibile e intangibile dall’assurdo potere “trattieni merce già prodotta”.

Paizo si è trovata così coinvolta in una situazione nella quale lo sceriffo di Nottingham JPMorgan Chase avrebbe rivendicato un vincolo sui prodotti conservati nei magazzini Diamond.

Una dinamica perfettamente normale per un settore in salute: tu scrivi i libri, li produci, li spedisci a un distributore e poi una banca sostiene che appartengano sostanzialmente a lei.

È il capitalismo a dinamiche emergenti: ogni scelta genera conseguenze, ogni conseguenza genera un cetriolo, che miracolosamente colpisce all’inizio o alla fine della filiera, mai la banca.

La ristrutturazione comporta tagli e cambiamenti organizzativi. Persone reali perdono il lavoro, progetti vengono ridimensionati e un’azienda che ha costruito una delle più importanti alternative a Dungeons & Dragons deve cercare di sopravvivere agli effetti di una crisi nata altrove.

E a questo punto ci viene un dubbio su ‘sta cosa della crescita… ma fin qui tutto bene…

Hasbro costruisce la sesta parete

Una notizia diversa invece ci viene da Hasbro, che ha annunciato la nascita di Sixth Wall, un nuovo studio dedicato all’intelligenza artificiale.

La quarta parete separava gli spettatori dalla finzione.

La quinta i consumatori dai propri soldi.

La sesta permetterà finalmente a Optimus Prime di telefonarvi, vendervi qualcosa e conservarne la personalità autentica durante l’intera operazione.

Il progetto introduce il concetto di Behavioral Licensing, una licenza che non riguarda soltanto l’aspetto di un personaggio, ma anche il modo in cui pensa, parla e interagisce.

In pratica, non si affitta più soltanto la faccia di Megatron.

Si affitta Megatron.

O almeno un software autorizzato a comportarsi come lui, con il consenso del proprietario del marchio, la voce regolarmente concessa e termini commerciali abbastanza lunghi da far sembrare il manuale di Advanced Squad Leader un volantino dell’Eurospin.

Hasbro spiega che l’obiettivo è proteggere i personaggi dalle imitazioni non autorizzate e creare nuove esperienze interattive: narrazione, assistenti digitali, robotica, intrattenimento, ambasciatori virtuali e altri modi innovativi per farvi parlare con un marchio registrato. Ossia creare più modi in cui è possibile infrangere il copyright. Sembra uno di quei film per ragazzi in cui sono gli avvocati cattivi a decidere al posto dei giocattolai.

È la crescita.

Un tempo, per guadagnare con un personaggio, bisognava creare un giocattolo, scrivere una storia, produrre un cartone animato o almeno stampare il suo volto sopra un astuccio.

Adesso gli si può estrarre il comportamento. A sua volta estratto da il fato solo sa cosa. È la spremitura a freddo della proprietà intellettuale.

Il personaggio non deve più necessariamente apparire in un’opera, può diventare un servizio, accogliervi in un negozio, rispondervi al telefono, accompagnarvi durante una partita.

Un giorno Cobra Commander potrebbe persino comunicarvi che il vostro ordine è in ritardo, rendendo finalmente coerente l’esperienza narrativa con quella commerciale.

Hasbro ha dunque trovato una nuova superficie sulla quale espandersi: non più solo giochi, giocattoli, film, serie, videogiochi e licenze, anche la personalità.

Perché il mercato cresce, e quando hai già venduto il corpo di un personaggio, resta sempre l’anima.

Fin qui tutto bene…

QUINDI?

Crescita significa che cresce il valore complessivo di ciò che viene venduto, finanziato, acquisito, prodotto, anticipato, licenziato e inserito in un grafico, ma:

È possibile che il settore aumenti di dimensioni mentre le aziende che realizzano i prodotti si indeboliscono.

È possibile che aumentino i giocatori mentre diminuiscono i margini.

È possibile che aumentino le uscite mentre diminuisce il tempo durante il quale ciascuna uscita può essere venduta.

È possibile che aumenti il fatturato e contemporaneamente qualcuno non riesca a recuperare neppure le proprie scatole da un magazzino.

È possibile che la crescita non abbia niente a che fare con la qualità e con la sostenibilità della vita a lungo termine.

Il mercato, del resto, è un valore aggregato, e la crescita, da sola, non è una buona notizia. È soltanto una variazione di dimensioni. Anche un tumore cresce.

Ma fin qui, tutto bene.

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