Comprare qualcosa in blocco e, approfittando della scarsità, lucrare rivendendo a prezzi maggiorati. In una parola: speculare.
Ci chiediamo in quale altro ambito potrebbe mai accadere un’aberrazione del genere, oltre che in quello dei giochi di carte collezionabili.
A parte il mercato immobiliare, la borsa valori, e la finanza tutta, s’intende.
Dunque, chi sono gli scalpers? Cosa fanno? E perché il pubblico dei Trading Card Game adesso è così indignato dalla loro presenza?
Gli scalpers sono proprio quello che abbiamo appena visto, né più né meno che speculatori, o bagarini, a seconda del livello economico che si raggiunge. Un po’ come per ladri e truffatori: se sottrai 1.000 euro sei un delinquente, se ne sottrai 100.000.000 sei un finanziere che sta lottando contro la burocrazia.
Fin qui tutto chiaro? Allora possiamo andare avanti. E anche se leggendo avete pensato “uh, si parla di me!”, rimanete, potrebbe piacervi dove si andrà a parare.
Quello che ci era meno chiaro era come fosse possibile trovare individui di questo tipo nell’ambiente dei giochi da tavolo, in partiolare intorno ai giochi di carte collezionabili. Cioè, che ci fanno questi speculatori a lucrare sui TRADING card game?
…
Ah, già.
Va be’, ma se tanto questi stanno in tutti gli aspetti economici della nostra società, perché dovrebbero essere un problema ora che comprano tutte le copie della artwork alternativa di Pikachu vestito da Carlo Ponzi?
Più che altro perché i giocatori dei TCG sono dei piagnoni, perché nulla è più sacro del superfluo, e scoprirsi Luigi Mangione mentre si cerca la foil di Ariel Sonic Warrior non genera la stessa empatia dell’originale. È il capitalismo baby.
Certo, non è che sia piacevole avviarsi verso il negozio saltellando sulle note della sigla degli Snorky per poi scoprire, proprio nel bel mezzo di “siamo tutti amici e perciò felici”, che la nuova espansione non è disponibile perché un tizio ha comprato ogni box. Ma almeno potremo trovarlo su Vinted al doppio del prezzo.
È vero quindi che si crea una scrematura più selettiva del pubblico pagante, ma in fondo si trattatava già di un gioco in abbonamento, in cui per partecipare al gioco organizzato è imprescindibile seguire con il portafogli in mano ogni nuova uscita.
E questo è forse l’aspetto che colpisce di più della faccenda, oltre al fatto che i TCG sono giunti a un livello d’interesse economico tale da richiamare “operatori indipendenti” (che del gioco conscono solo i prezzi): la coincidenza tra la croce e la delizia, ossia il fatto che la natura stessa del prodotto si basi sulla speculazione (rarità specifiche, scarsità indotta, scambio e compravendita), che piace finché qualcuno non la fa come un cazzo di pro.
In game design lo definiremmo un difetto, una strategia dominante, un errore, o una porcata, a seconda dei casi, ma certo non la imputeremmo al giocatore che l’ha scoperta o che la usa.
Però il pubblico non è composto da game designer e può lamentarsi quanto vuole del fatto che il “gioco” venga utilizzato esattamente per come è stato progettato.
E questo è il momento buono per farci un’altra domanda: ma gli scalper sono un problema anche per gli editori?
Certo, come può essere un problema uno che ti compra tutto il prodotto al day one, in blocco, a prezzo pieno. Associateci la figura volgare che preferite per metaforizzare questo tipo di sensazione.
In realtà la mancanza di facile accesso alle nuove uscite potrebbe generare una contrazione delle partecipazioni al gioco organizzato, e quindi un progressivo distacco della fanbase con conseguente calo demografico degli acquirenti. Potrebbe. Come Calciopoli avrebbe potuto allontanare i tifosi dal calcio, ma alla fine ha solo reso il gioco del calcio meno importante nel sistema calcio.
Un po’ come il gameplay nei TCG.
Ora, ci rendiamo conto che dicendo questo potrebbe sembrare che abbiamo delle riserve sui TCG, mentre li apprezziamo esattamente come apprezziamo qualsiasi app pay to win, ma per fortuna le edizioni digitali dei diversi TCG stanno appianando la differenza per rendere più chiaro il concetto.
E Magic: The Gathering resta uno dei capolavori del gioco, lo diciamo con la stessa sicumera con cui i nostri genitori dicevano “Pippo Baudo è sempre un professionista”.
In tutto questo, per capire l’impatto che possono avere gli scalper sulla vita di un prodotto collezionabile, dobbiamo anche chiederci “quanto è importate il ‘mercato secondario’ per i TCG?”, e potremmo discuterne a lungo, ma sintetizziamo il concetto facendo tesoro della cronaca: l’unico gioco che ha provato a regolamentarlo, tramite un sistema digitale, non è arrivato alla seconda espansione. R.I.P. Altered.
Ne abbiamo già parlato, i negozi di giochi da tavolo più longevi vivono per lo più di TCG e di gestione delle carte singole, mentre altri negozi trattano esclusivamente TCG, quindi… sì, il trading genera un mercato bello succulento da cui attingono intere attività. Figuriamoci qualche individuo ambizioso.
Quindi, lo scalper è una sanguisuga del sistema?
Sì. In un sistema creato da vampiri.
Con il passare del tempo e il crescere dell’hobby, la quantità e la magnitudo degli scalper sta aumentando quasi esponenzialmente, e questo li porta agli onori delle cronache sempre più spesso, con relativa tempesta di interventi di appassionati e creator, il che ci ha portati qui, ora, insieme, per riderne su, un po’ perché effettivamente “suvvia!”, un po’ perché qualcuno ha anche tirato fuori una possibile soluzione: “gente, non comprate dagli scalpers”, qualcosa che definiremmo a metà tra un “uovo di colombo” e un “e grazie al cazzo”, qualcosa che è buffa da dire a qulcuno che già è abituato dall’editore a sborsare “i miglioni”, qualcosa che comunque, purtroppo, ci ha spinti a intervenire e a concludere così:
Gli editori vogliono il sold out. I collezionisti vogliono carte che acquistino valore. I giocatori vogliono il mercato secondario quando consente loro di vendere, un po’ meno quando devono comprare. Tutti vogliono il mercato, purché si fermi un centimetro prima di diventare mercato contro di loro.
Lo scalper resta uno stronzo.
Solo, non è un malfunzionamento.
È la meccanica principale.





Lascia un commento