Pip: Play 2026 è finita, la valigia è ancora sul divano, e ilpuzzillo era lì con un bingo in mano prima ancora che aprissero i cancelli.

Mara: Esatto — oggi parliamo di aspettative sulla fiera, di cosa si è effettivamente materializzato tra gli stand, e di cosa rimane adesso che il festival è chiuso. Partiamo dalle previsioni.

Aspettative alla Vigilia di Play 2026

Pip: Prima che la fiera aprisse, circolava già una lista di cose quasi certe — non speranze, proprio aspettative, nel senso di "sappiamo già come va a finire".

Mara: Il tono è fissato dall'incipit: "In una sorta di bingo in cui non vince nessuno, soprattutto se le beccate tutte, ecco le dieci cose che ci aspettiamo da questa edizione di Play."

Pip: Il bingo come metafora è perfetta perché vincere significa aver avuto ragione sulle cose peggiori. Nessuno vuole davvero fare tombola.

Mara: Le previsioni coprono praticamente tutto l'ecosistema della fiera. Asmodée che incrocia licenze e citazioni cinematografiche, Giochi Uniti con il suo stand outlet descritto come un museo dove "giacciono le stesse opere da decenni", Cranio Creations che risponde alla bulimia produttiva con qualcosa a metà tra una galleria d'arte moderna e un rituale d'acquisto compulsivo.

Pip: C'è spazio anche per gli assenti — gli editori che non vengono e la loro versione del dilemma di Nanni Moretti: "Mi si nota di più se non vengo, o se vengo e resto in disparte?" Spoiler incluso: in nessun caso.

Mara: MS Edizioni compare nella lista con un'identità di mercato ancora in cerca di forma — investigativi, collaborativi, gestionali, skirmish, wargame, trick-taking, cozy games, tutto insieme. E poi c'è Paolo Mori, che "disprezza con leggerezza cose e persone", definita esplicitamente "la parte migliore".

Pip: La chiusura è per i creator in modalità guerriglia tra i tavoli, che intercettano i giocatori prima che riescano a sedersi. Il risultato: ti sorbi le impressioni sui giochi che avresti voluto giocare.

Mara: La lista funziona su due livelli — puoi usarla per segnare i punti oppure, come suggerisce il post, "se siete più bravi, a evitarle." La seconda opzione sembra decisamente più difficile.

Pip: Vediamo quanto è andata a segno, adesso che la fiera è chiusa.

Cosa È Rimasto Dopo Play 2026

Pip: Il resoconto post-fiera è il completamento naturale del bingo — la verifica punto per punto di quanto previsto si sia effettivamente avverato.

Mara: La risposta è: quasi tutto. Il post d'apertura è già eloquente: "Tre giorni intensi in cui abbiamo completato con disinvoltura il nostro bingo." La logistica della Fiera di Bologna viene descritta come un'escape room permanente, indipendente dal festival. Toy Battle, premiato in Francia, negli USA e in Italia, si trovava in fiera, cito, "come la dignità in parlamento."

Pip: Tre publisher che vendono, regalano e offrono birra non è esattamente la nota culturale che qualcuno aveva sussurrato usando la parola "cultura" come grimaldello istituzionale — arrivata al pubblico, secondo il post, col suono di una "tonante scorreggia".

Mara: Il bilancio finale è sospeso: "Siamo ancora troppo sull'entusiasmo del meglio di Modena per andare a spulciare il peggio dell'organizzazione." Il confronto con Modena resta il metro, anche quando il giudizio è rinviato.


Mara: Il filo che tiene insieme tutto è quel metro di paragone con Modena — ancora presente, ancora usato, anche quando si preferisce non approfondire.

Pip: E il bingo si riapre già per il prossimo anno. Stessa lista, nuova edizione, risultati probabilmente prevedibili.

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