Sarebbe potuto bastare l’annuncio delle nomination ma evidentemente così non era, e il premio italiano di giochi da tavolo che si distingue per essere il premio italiano di giochi da tavolo, ha visto anche una cerimonia di premiazione non senza con conseguenze.
Ad esempio l’articolo de Il Puzzillo.
Il VINCITORE
Il Gioco dell’anno 2026 va a Rebirth di Reiner Knizia, di cui abbiamo parlato con più piacere di quanto ce ne abbia fatto giocarci. Il gioco, del 2024, ha già vinto il Kenner Spiel Des Jahres, e anche grazie al fatto di aver avuto un paio d’anni per valutarlo, la giuria lo ha premiato, tra l’altro, per “l’armonioso immaginario ecologico incentrato sulla rigenerazione, […] in sintonia con la natura, abbandonando un passato non sostenibile.“.
Una motivazione piuttosto ironica, pensandola associata all’ennesimo gioco qualsiasi, ottocentoquarantatreesimo di Knizia, che nello stesso comunicato che ne celebra la premiazione ha visto l’annuncio di Rebirth II: un’espansione eletta a edizione stand alone per amore della sostenibilità.
Si può immaginare la fine del mondo, ma non la fine del catalogo.
Però i legnetti sono riciclati, quindi prendetelo senza sentirvi in colpa. Non per quello, almeno.
Del gioco ne abbiamo parlato, da giocare è semplice quanto fare un pieno di diesel, meno costoso, ma ti porta anche meno lontano. Anche mettendoci tutta la fantasia, l’unica funzione del tema che riusciamo a immaginare sarà stata quella di dare un soggetto all’illustratore.
Almeno non sarà uno di quei premiati meteora, di Rebirth sentiremo ancora parlare, o meglio, dei suoi seguiti, anche perché Knizia, se una cosa funziona, non la molla un cazzo, la spreme più di quanto non faccia il fisco con un dipendente in regola.
Ma non siate in ansia, se ne riparlerà fra un paio d’anni, visti i tempi del Gioco dell’Anno, e l’annuncio fresco fresco di Rebirth II.
Ne vedremo più che di tatuaggi con la parola “Resilienza” scritta in corsivo.
LE MENZIONI SPECIALI
Anche quest’anno la giuria ha voluto assegnare una menzione speciale al Gioco per Tutti, con la quale ci tengono a sottolineare come il vincitore del Gioco dell’Anno non abbia la funzione di esserlo.
Si tratta di Cozy Stickerville di Corey Konieczka, di cui abbiamo parlato grazie alla nomination dell’ultimo Spiel des Jahres, e di cui la giuria sembra apprezzare proprio il suo vivere ai limiti della definizione di gioco, con quel sapore di album di figurine, quel colore da album di figurine, e quel rumore da album di figurine. Ma c’è anche una componente da libro-game, che rispetto alla definizione di gioco lascia Cozy Stickerville esattamente dov’era.
In onore alla sovrapproduzione sostenibile, la giuria quest’anno ha pensato bene di creare una seconda menzione speciale per il gioco che meglio racconta l’attualità. Una cosa che i giochi nemmeno sapevano di dover fare, ma che sembrava essere riuscita comunque già abbastanza bene a Rebirth, che mette in scena perfettamente l’incapacità di ascoltare i propri moniti tipica del nostro tempo.
Invece a ricevere la menzione è stato Nova Lectio: Status di Paolo Mori, per la sua capacità di esprimere lo scioccante concetto di “genocidio merda”, che però effettivamente fa un po’ fatica a permeare in una comunità che, mentre esplode il mondo, si preoccupa delle vetrine rotte.
IL GAME DESIGNER DELL’ANNO
Paolo Mori, che negli ultimi anni si è dato un gran da fare, si porta a casa anche il premio per Game Designer dell’Anno, anzi “of the year”, come specifica l’organizzazione del Gioco dell’Anno.
Le motivazioni sono ovvie, quindi non stiamo neanche lì a cercarle sul sito della manifestazione. Anche perché non ce le hanno scritte. Vogliamo dire: Paolo Mori, what else?
Complimenti dunque ai vincitori.
Noi aspettiamo Rebirth II, perché una sola scatola per raccontare le conseguenze di un passato insostenibile ci sembrava un messaggio pericoloso.
Poteva passare l’idea che bastasse.





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