Il sindacato costa Money Mana, ma secondo i lavoratori della Wizards of the Coast è giunto il momento di usarlo, invece di tenerlo tutto per il Commander. O per il Master, se venite dalla parte D&D.
I dipendenti di Wizards of the Coast che lavorano a Dungeons & Dragons, Magic: The Gathering e D&D Beyond hanno deciso di organizzarsi sindacalmente, seguendo l’esempio dei colleghi di Magic Arena, che il sindacato ce l’hanno già.
Chiedono salari adeguati, maggiore sicurezza lavorativa, carichi di lavoro sostenibili e tutele contro l’intelligenza artificiale. Evidentemente amanti del fantasy americano.
Tutte pretese piuttosto ambiziose, in un paese che ha sempre trattato il socialismo come “uno spettro che si aggira per l’America”.
Ambizione che si scontra con il più americano e condiviso diritto ad arricchirsi all’infinito, che Hasbro sta esercitando con discreto successo. Ad esempio proprio con la divisione Wizards of the Coast and Digital Gaming, con cui nel 2025 ha registrato quasi 2,2 miliardi di dollari di ricavi e oltre un miliardo di utile operativo; e con un margine operativo del 46%.
Praticamente, ogni due dollari incassati, uno resta lì, e l’altro serve a convincere la gente che il primo non si può toccare.
Insomma, il tesoro del drago è pieno, ma da lì a condividere qualche moneta con i nani che l’hanno scavato, ci passa tutto il fuoco del capitalismo.
Che poi, a furia di scavare, di respirare polvere, e di perdere compagni colleghi, ci si accorge che forse i soldi non sono l’unico problema, in una vita tutta così. E allora viene voglia di chiedere qualche garanzia: di qualità della vita lavorativa, come poter scavare da casa, ma anche di poter tenere il proprio posto nella compagnia mentre il master propone di scavare usando l’incantesimo dell’IA.
A dire il vero i dirigenti Wizards, forse più che altro per paura delle rivolte popolari, finora hanno resistito alle pressioni di Hasbro per utilizzare l’IA, ma è sempre meglio mettere il sigillo sulla pergamena.
Non tanto per evitare che un’IA disegni un elfo con sette dita, quanto per assicurarsi che l’illustratore con cinque dita abbia ancora uno stipendio.
E comunque rimangono da garantire i trattamenti: cose sciocche come pagare gli straordinari, avere organici adeguati, o fare in modo che le opere realizzate in proprio dai dipendenti fuori dall’orario di lavoro, siano di loro proprietà, invece che passare al vaglio dell’azienda.
Esatto, pare che tra gli editti del drago sia previsto che tutto ciò che il nano scava può essere del drago, anche se il nano scava per cazzi suoi a casa sua.
Mentre scriviamo, il 13 ottobre 2026, sta per scadere il termine per accettare tale richiesta di sindacalizzazione.
Cosa accadrà? Quali garanzie riusciranno a ottenere? E quanto vale davvero il lavoro creativo in un’azienda che vende mondi immaginari e incassa miliardi reali?
La Hasbro finora è stata coerente:
In Magic per una magia puoi sacrificare creature, punti vita e altre risorse.
In Hasbro pure.
Solo che le creature hanno un mutuo.
E la storia, per quanto fantastica, è sempre la stessa: quando il drago accumula un miliardo di dollari, è un successo aziendale. Quando i nani chiedono di dividerne una parte, è una minaccia all’economia.
Del resto, il problema non è mai stato che il drago mangiasse i nani.
Il problema nasce quando i nani cominciano a organizzarsi prima di entrare nella sua bocca.





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