Anche quest’anno è arrivata “quella stagione”: quella della depressione, della caduta dei capelli, e del Gioco del’anno. Se superate questa, dovreste andare lisci fino alla prossima estate, quando vi arriveranno i Kickstarter pagati l’anno scorso.
Cos’hanno in comune il Gioco dell’Anno e il Kickstarter che vi arriva? Entrambi vengono dal passato ed entrambe si dimenticano appena passate.
Come sempre il sito del Gioco dell’Anno si apre presentando la giuria, come a mettere le mani avanti su quello che leggeremo subito dopo.
A buon ragione, vedrete.
I giurati sono presentati come i computer da Mediaworld: di uno è indicata la memoria, dell’altro la provenienza, di un terzo il consumo. Giusto per non dare riferimenti, lasciando libera interpretazione al cliente. Ed è proprio quello che faremo noi con le loro nomination. Intanto ecco qualche nota per contestualizzare:
– Thunder Road: Vendetta è tra i 5 finalisti del Gioco dell’Anno. L’anno è il 1986.
– Non è vero, è vero che Thunder Road è un remake, e la versione in concorso è più recente. Quindi: Gioco dell’Anno 2023. Errore nostro.
– Gli altri titoli sono Art Society (2023), Bomb Busters (2024), Rebirth (2024) e Echoes of Time (2025). “Ma se volete lo retrodatiamo”, ha commentato l’editore dell’ultimo titolo.
– Cinque titoli, cinque generi, cinque target. Potrebbe sembrare che manchi l’elemento comune, ma c’è: essere venduti in una scatola.
– Perché “la noia” pareva brutto.
– Abbiamo chiesto a ChatGPT chi, statisticamente, ha maggiori probabilità di vincere. Ci ha risposto “non la divulgazione.”
– Tutti comunque ci ricordiamo il vincitore dell’anno scorso, coso lì.
– Grandissima attesa anche per il Gioco di Ruolo dell’Anno, cioè quel gioco che grazie al premio stesso venderà quanto D&D. Questa era già la battuta. Due battute, a guardar bene.
– Tutti comunque ci ricordiamo il gioco di ruolo vincitore dell’anno scorso, “non la divulgazione”.
– Ve la siete presa per la battuta precedente?
Vi chiediamo scusa, sinceramente.
– Chi gioca indie non ha autoironia.
Ve la siete presa per questa battuta? Stavolta ammetterete che abbiamo ragione.
– Ma stavamo parlando del Gioco dell’Anno. E facciamolo adesso, che tra un mese e mezzo non lo farà più nessuno.
Ci siamo?
Ecco, ora veniamo ai giochi nominati:
– Thunder Road: Vendetta abbiamo già detto che è vecchio, però è anche diversamente giovane e trasmette vibe di saggezza.
–Bomb Busters ha già vinto altrove, ma è anche già andato oltre i limiti della sua memorabilità, distinguendosi dagli altri deduttivi cooperativi per avere più roba da rimettere nella scatola.
–Art Society è un gioco di aste del 2023 dal gusto retrò, that’s it. L’autore, intervistato a proposito dell’anonimità del gioco, ha risposto “quale gioco?”.
–Rebirth, come avevamo detto, è il titolo con cui il maestro Knizia ricorda con ironia l’importanza del tema nei giochi da tavolo, mettendocelo col cazzo.
–Echoes of Time lo distinguiamo per essere arrivato sui tavoli insieme a Etherstone avendo un autore in comune, una copertina simile, e una durata e un numero di giocatori uguali. Ma con un voto più basso su BGG.
Tra i cinque titoli nominati è quello che almeno presenta una squadra di italiani, di quelli che sanno guadagnarsi il favore del pubblico senza promettere il taglio delle accise o sparare a un ladro in fuga. Mica da poco.
Quindi, cosa possiamo imparare da questa lista?
Insomma, cinque giochi provenienti da tre anni passati… questa cosa di avere la roba in italiano e di avere del ritardo, sta diventando una coincidenza preoccupante. Perché se è vero che un buon gioco invecchia più lentamente, quando ci prendiamo tre anni per decidere, dovremmo almeno aver capito se è buono!
Possiamo apprezzare la semplicità di un premio che divide i giochi in sole due categorie: da tavolo e di Ruolo. Questo ci costringe altresì ad apprezzare un premio che potrebbe suggerire al pubblico un gioco da 20 minuti, come uno da 90, un gioco di deduzione come uno strategico, etc.
Un gioco solo che vada bene per tutti, per tutta la famiglia, la famiglia in cui si gioca Il Piccolo Principe: Costruiscimi un Pianeta, volentieri quanto Pianeti Sconosciuti. Una famiglia che cambia membri ogni sabato, o una famiglia come quella che paventava il buon Montanini: “se una cosa diverte te che c’hai quarant’anni, e tu fijo che ce n’ha otto, o tu fijo è un genio…”.
Comunque passiamo sopra a tutto, perché qui si sta scrivendo la storia, quello che si premia è l’eccellenza assoluta, senza relativismi. Quello che stiamo premiando qui ogni anno è quel gioco che verrà ricordato per sempre e per sempre associato al suo anno di uscita arrivo in italiano. Il gioco che non mancherà più da qualsiasi libreria degna di tale nome.
Proprio come quello del 2025, Xxxxxxx, che state guardando accanto a voi, o meglio quello del 2024, Xxxxxxxx, da cui non vi separerete più, o quello del 2020, Xxxxxxxx, di cui parlate ogni volta che incontrate qualcuno che non sa di giochi.
Ma non vogliamo sembrare polemici, vogliamo fare proposte.
Ad esempio si potrebbe cambiare titolo al premio per centrarlo di più sull’obiettivo:
“Un Gioco di un Anno“.
E ci mettiamo anche il buon proposito per l’anno prossimo: ricordarcene ancora.
Del premio, non del gioco.





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