In una sorta di bingo in cui non vince nessuno, soprattutto se le beccate tutte, ecco le dieci cose che ci aspettiamo da questa edizione di Play:

  1. Un altro anno di gente che la chiama “Modena Play” ma l’unica cosa che rimpiange di Modena è dire “Modena Play” senza doversi correggere.

  2. Asmodée che cita Spaceballs utilizzando la licenza de Il Signore degli Anelli: la carta igienica è fatta, per il lanciafiamme dovremo aspettare l’anno prossimo.

  3. Giochi Uniti che ripresenta lo stand dell’outlet come fosse un museo, dove giacciono le stesse opere da decenni, suscitando contemporaneamente sensazioni antitetiche, tipo vomito e diarrea.

  4. Cranio Creations che tenta di imitare Giochi Uniti, ma preda della bulimia produttiva, riesce a cavarne solo una blanda galleria d’arte moderna, talvolta vendendo dei pezzi che gireranno poi per anni tra le case dei collezionisti, in una sorta di rituale d’iniziazione all’acquisto compulsivo.

  5. Gli editori che non ci vengono e la loro interpretazione di Nanni Moretti: “Mi si nota di più se non vengo, o se vengo e resto in disparte?”. Spoiler: in nessuno caso.

  6. La pacata produzione DV Games.

  7. MS Edizioni che si sbatte cercando un’identità di mercato, e si presenta con: investigativi, collaborativi, gestionali, skirmish, wargame, trick-taking, cozy games…

  8. Paolo Mori che disprezza con leggerezza cose e persone. Ed è la parte migliore.

  9. Un vago riferimento a qualche tematica sociale di scarso impatto.

  10. Un esercito di “creator” che fa guerrilla tra i tavoli e cerca di avere la meglio sui giocatori, che sconfitti dovranno sorbirsi le impressioni sui giochi che avrebbero voluto giocare.

Potete giocare a segnarle o, se siete più bravi, a evitarle.

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