In una sorta di bingo in cui non vince nessuno, soprattutto se le beccate tutte, ecco le dieci cose che ci aspettiamo da questa edizione di Play:
- Un altro anno di gente che la chiama “Modena Play” ma l’unica cosa che rimpiange di Modena è dire “Modena Play” senza doversi correggere.
- Asmodée che cita Spaceballs utilizzando la licenza de Il Signore degli Anelli: la carta igienica è fatta, per il lanciafiamme dovremo aspettare l’anno prossimo.
- Giochi Uniti che ripresenta lo stand dell’outlet come fosse un museo, dove giacciono le stesse opere da decenni, suscitando contemporaneamente sensazioni antitetiche, tipo vomito e diarrea.
- Cranio Creations che tenta di imitare Giochi Uniti, ma preda della bulimia produttiva, riesce a cavarne solo una blanda galleria d’arte moderna, talvolta vendendo dei pezzi che gireranno poi per anni tra le case dei collezionisti, in una sorta di rituale d’iniziazione all’acquisto compulsivo.
- Gli editori che non ci vengono e la loro interpretazione di Nanni Moretti: “Mi si nota di più se non vengo, o se vengo e resto in disparte?”. Spoiler: in nessuno caso.
- La pacata produzione DV Games.
- MS Edizioni che si sbatte cercando un’identità di mercato, e si presenta con: investigativi, collaborativi, gestionali, skirmish, wargame, trick-taking, cozy games…
- Paolo Mori che disprezza con leggerezza cose e persone. Ed è la parte migliore.
- Un vago riferimento a qualche tematica sociale di scarso impatto.
- Un esercito di “creator” che fa guerrilla tra i tavoli e cerca di avere la meglio sui giocatori, che sconfitti dovranno sorbirsi le impressioni sui giochi che avrebbero voluto giocare.
Potete giocare a segnarle o, se siete più bravi, a evitarle.





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