– Il Gioco dei Telefilm di L. Borsa, edito da “Ghenos Games”
– Al Rashid di G. De Michele e P. Zizzi, edito da “Yemaia”
Iniziamo con il Side Award per il Peggior Progetto Editoriale, che va con un plebiscito a Gladiatori, edito da Giochix, un gioco che punta tutto sul regolamento corposo e sulle splendide miniature, che la gente sta ancora aspettando. Pare che stiano lentamente arrivando a casa dei giocatori, con solo due mesi di ritardo, facendo comunque guadagnare a Gladiatori il premio per l’uscita più diluita della storia.
Quando un german game ha bisogno di un regolamento di 20 pagine, significa che stai dicendo quel che devi dire col quadruplo delle parole necessarie. Il Side Award per il Peggior Regolamento va ad Al Rashid, edito da Yemaia. Come se non bastasse l’uso di caratteri incomprensibili per i titoli, e l’indicare con orripilanti frecce rosse le zone dell’orripilante e confusa mappa, le regole presentano punti oscuri in quasi ogni parte, a partire dal setup, e continuando con gli effetti di alcune tessere, elementi che hanno portato al rilascio di FAQ quasi immediate. Bell’esordio.
Sogni e favole che s’intrecciano in un regno innevato sospeso in un mondo imprecisato che cambia col capriccio dei giocatori, alternando manicomi e lupi cattivi e fabbriche e piccole fiammiferaie spettrali: questi sono gli ingredienti che fanno sì che il Side Award per il Tema Più Difficile da Spiegare a Mia Nonna vada rapido e sicuro a Winter Tales, edito da Albe Pavo.
“Nel bosco c’è grande attività: il Re delle fate sta per tornare da un lungo viaggio e tutti vogliono riceverlo degnamente!” e lo faranno a suon di aste e collezione di set.
Anni di attesa trepidante culminati in pochi giorni di pfui. Il Side Award per l’Hype Finito Male va, addirittura con una punta di malinconia anche da parte nostra, a Libertalia, prima produzione originale di Asterion Press, che finisce snobbata anche da quella buffonata che sono i Best of Show.
Il Premio Speciale alla Memoria invece lo consegnamo a un autore che da anni ci regala nulla di nuovo: Andrea Angiolino. Potevamo darlo a Sciarra, ma nel caso di Andrea c’è un bonus: dandogli un premio alla memoria, lo costringiamo a cambiare l’ironica firma che usa sulla Tana dei Goblin.
Ed eccoci al gran finale.
E’ con un filo di emozione che conferiamo il PUZZILLO MARRONE PER L’ESTETICA a un gioco che ci stupisce fin dalla copertina per anatomie incerte e colli sballati, abbagliandoci poi con sfondi piatti (alcuni con involontari richiami fallici) e illustrazioni fatte in fretta e male. Avrete già capito di chi parliamo: il premio va a Olympicards, di Paolo Mori, edito da “Giochi Uniti”. Meno male che le Olimpiadi sono ogni quattro anni.Il PUZZILLO MARRONE PER LA MECCANICA non può che andare ad una regola pensata per il bilanciamento che spinge verso uno stravolgimento del gameplay che fa sì che una posizione di totale inattività risulti essere una valida alternativa a, per esempio, giocare. E dunque visto che “Se non hai carte, diventi Zenigata“, e quindi sparisci dal tavolo per una quindicina di minuti, ecco che il premio va a Samurai Sword di Emiliano Sciarra, che, sinceramente, preferiamo inattivo.
Il Puzzillo in persona conduce una spietata crociata personale contro questo insulto al giocatore. Il PUZZILLO MARRONE PER IL GIOCO STRANIERO viene consegnato con uno scroscio di sputi a The Hobbit Card Game di M. Wallace, un po’ per la grafica inguardabile, un po’ per il plagio della briscola, un po’ perché supera davvero il limite del buongusto e del consentito, anche a un gioco dimmerda.
Siamo all’ultimo premio, il meno ambito, il meno applaudito, il meno richiesto.
che si becca anche il Premio Speciale per il Nome del Cazzo, dato che né l’autore né l’editore si sono resi conto che “nuts” significa anche “coglioni”. A meno che il nome “palle astrali” sia un auto-omaggio dell’autore a quello che scrive nei suoi fotoreport: in questo caso gli porgiamo le nostre scuse e gli offriamo imperitura stima per la faccia di bronzo epica.In somma, se avete iniziato a leggere questo articolo vuol dire che il mondo non è finito, e se siete arrivati fin qui ne sarete anche un po’ dispiaciuti. C’è però un pensiero positivo nella fine di quest’anno ludico, la sensazione che ci sia un’animo di ricerca da parte di autori ed editori verso l’innovazione del divertimento, verso la fusione del design videoludico e quello del boardgame, una innata domanda di rivoluzione che passa dai più semplici elementi dell’intrattenimento intelligente, una domanda la cui risposta molti sono convinti si trovi a portata di mano.
Ecco, bell’idea, magari iniziare eh.









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