di Mr. Black Pawn
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| Modella: Natasha Ziviani Fotografa: Ilaria Gabrielli |
Se questo non bastasse a farvi metabolizzare l’immagine di fianco, non preoccupatevi, siete White Bishop.
Ma veniamo alla nostra storia. Immaginate una scritta che scorre su uno sfondo siderale, diventando sempre più piccola fino a sparire, un po’ tipo la credibilità di Uplay.
Tanto, tanto tempo fa, esistevano da qualche parte nel mondo i giochi belli.
Ma un terribile giorno, un Dottore Oscuro decise di creare i giochi dimmerda: freddi, piatti, poveri. Eppure, per le povere menti che avrebbero voluto giocare ma non riuscivano, quei giochi erano l’ideale. Il virale proliferare dei giochi dimmerda atrofizzò il cervello dei giocatori più pigri, che iniziarono a chiedere a gran voce un cambio di rotta, cosa che portò gli editori, che sono notoriamente dei mutandari, a:
– ribilanciamenti fatti male
“Sig. Faidutti, Warrior Knights non è ancora abbastanza noioso, ci può pensare lei?“
– revisioni da mediocre a orribile
“Rifacciamo Civilization! Diamo il lavoro al tizio di Descent e Arkham Horror, funzionerà!”
– vincenti cambi di catalogo
“Basta con questi giochi lunghi, sarà un titolo breve come Monsters Ravage America a salvarci dal fallimento!” (Avalon Hill, titolo di chiusura della ditta)
I tempi erano maturi, il Dottore Oscuro con la sua armata di cloni, capitanata da Darth Auction e Darth Placement, prese il controllo dei siti di giochi; molteplici emuli invasero il mercato con prodotti ripetitivi e banali che però servivano bene allo scopo di annoiare dopo poche partite, invogliando all’acquisto di nuovi giochi una massa di giocatori sempre più abbrutita.
“Penso che a Essen comprerò Schafs-hirngeschädigten, è il gioco-hype del momento, ha una pecorella di legno dentro, e le regole sono solo mezza pagina, e poi è di Hans Kopiergerät, quello di Lobotomisiert Schafe, che è un capolavoro nel genere delle pecore“.
La progenie del Dottore Oscuro può essere divisa in diversi sotto-generi, fra cui spiccano Gestione Paranoide (Caylus, Brass, Trajan), Casual Passivo-Futile (Carcassonne, Ticket to Ride) e Gestionale Gastroenterico (Pilastri della Terra, Il Castello). Fra i vari tipi di gioco ci sono anche quelli che io chiamo Giochi Anal-Capitalisti, quelli che ricordano in maniera inquietante la demagogica e deprimente frase “compri la macchina per andare a lavorare, ma poi lavori per pagare la macchina”.
Fra i giochi di questo genere, ne scelgo due fra i più famosi.
I fan di Puerto Rico gli imputano come unico difetto il fatto che l’ordine di seduta al tavolo, con giocatori inesperti, nelle notti di plenilunio, può portare, ma innanzitutto, non saprei.
Dominion invece sta ai giocatori di Magic come l’alcover sta agli alcolizzati, si basa sul ricreare artificialmente la vita di un malato di collezionabili dalla prima bustina alla morte per inedia, dando gran soddisfazione al giocatore che per primo capisce cosa comprare, ma rendendo di fatto inutile l’intera partita se non per inserire l’eventualità che tutto vada a puttane per una serie di pescate sfortunate. Questo se usate il setup casuale o condiviso. Altrimenti vince chi fa il setup.
In entrambi i casi, quello che colpisce immediatamente il giocatore è l’assoluta inconsistenza del tema e la scarna grafica, un po’ come se l’editore si sentisse in colpa ad aver appiccicato l’ambientazione in modo tanto gratuito. Puerto Rico offre prodigi di arrampicata sugli specchi: la capanna consente di ottenere il superpotere di trasformare i campi in pietraie, l’ospizio di trovare un vecchio schiav colono dentro i campi coltivati, e il mercato di vendere la stessa roba, ma a di più (e questa si chiama truffa, altro che mercato).
Dominion non ci prova neanche. Un villaggio costa meno di una fucina, che a sua volta costa meno che pagare un avventuriero che vada a trovare il tuo oro fra le tue cose, che, diciamocelo, potresti anche mettere in ordine ogni tanto.
Come insegnato dal Dottore Oscuro, il tema è solo un pretesto per far sembrare due giochi diversi. Se non ci credete, comprate in bundle Ra, High Society, Dream Factory, Medici e Modern Art.
Personalmente trovo il suicidio un’alternativa più dignitosa, ma de gustibus non est distupidandum.
Però, attenzione. L’inghippo non è certo nel tema: dire che un german ha un tema del cazzo è ovviamente scontato e banale, come un gioco dei coniugi Brand.
No, cari i miei bastardelli, e adesso lo so che vi indigno, perché anche voi siete una massa di pecore che pretendete di discutere di strategia sulla Tana dei Troll e su TavoloGiocoFissato, il problema è che sia Puerto Rico che Dominion che quasi tutti i figli del Dottore Oscuro sono giochini del cazzo, privi di qualsivoglia spessore, utili solo per passare un’oretta spensierata ma non certo una prova di capacità strategica o analitica.
Uno dei grossi problemi di questi giochi è che si può prevedere in avanti solo di poche mosse, e non è detto (tranne con alcuni set in partite a due di Dominion) che un errore di un avversario sia un vantaggio per te, riducendo di molto l’impatto dell’abilità del singolo rispetto alla casualità derivante dall’elemento umano; paradossalmente una mossa casuale può portare a un vantaggio per un terzo giocatore o semplicemente uno svantaggio “iniquo”, fattori che di fatto rendono elementi casuali come il dado o una pesca di carte, basati sulla statistica, decisamente più prevedibili del coglione di turno. Un po’ come quando, in PowerGrid, l’ultimo a fare l’asta “pesca” una centrale particolarmente forte e la mette al culo a tutti senza il minimo merito (a meno che non sia un paragnosta).
Non voletemene: non tutti german sono pure crap e il fatto di essere un giochino non implica necessariamente “fatto male”, però ecco, tutti ‘sti neo–hard-gamers dell’ultim’ora che parlano di aperture, profondità e strategia in relazione a Puerto Rico o Dominion vorrei vederli una volta a un tavolo di texas hold’em.
Vabbé, mi sono fatto prendere la mano, e nello strattonare i due giochi m’è scappata una pizza sui giocatori. Torniamo a noi.
Il gioco di Seyfarth è particolarmente osannato, tanto che la gente parla di “aperture” e “finali”, senza rendersi conto che di aperture sensate ce ne sono circa una e che non esistono finali se non quelli dettati dal tipo di gioco che si sta seguendo. Inoltre, come già detto e ridetto, basta un imbecille al tavolo per far sì che la sua sconfitta inevitabile trascini all’inferno qualcun altro, spesso a caso.
Il gioco di Vaccarino, invece, ha il merito di aver ammorbato di cloni il mercato degli anni successivi, meritandosi una bella pacca sulla spalla dal Dottore Oscuro: ha svelato la sua faccia di macchinetta mangiasoldi generando per partenogenesi una mole di espansioni bilanciate da un branco di scimmie, evolvendo il sistema geniale per cui “bruci giochi in fretta e ne compri altri” nella sua versione avanzata “bruci giochi in fretta e ricompri lo stesso ma peggio”.
Al primo che dice che questo sistema arricchisce il mercato gli infilo in bocca una bottiglia di merda.
Questo sistema, il mercato, lo devasta e lo impoverisce, riducendo tutto a un piattume inutile in cui tutti pubblicano tutto e in cui un eventuale gioco bello è sepolto sotto gli innovativi costrutti di vomito di Feld, l’ennesima esplosione di aria fritta della Fantasy Fries e le macerie di centinaia di Casual Passivo-Futili in cui è il gioco che gioca te, e non viceversa.
Il problema non è l’esistenza di giochi generalisti, il problema si crea quando il gioco generalista viene spacciato per strategico, e i giochi “per hard gamers” sono german inutilmente cervellotici, sono dei Puerto Rico allungati col brodo, Dominion iper-espansi in cui la strategia è sostituita dalla memoria, e i giochi “seri” non hanno più ragion d’essere, e spariscono.
Questa tendenza è la stessa che fa sì che la musica impegnata siano ritornellini di Caparezza su MTV, che s’intenda per cinema d’autore un qualsiasi film pieno di omosessuali stereotipati, che tutti siano fotografi su Instagram e giornalisti su wordpress, e che ogni giocatore con abbastanza faccia di bronzo possa farsi chiamare ludologo.
E quindi basta. Puerto Rico e Dominion, rien ne va plus, les jeux sont faits, vince il banco.
Di nuovo.
Di nuovo pure grazie a Natasha, che per le ire del Black Pawn è dovuta volare fino a Puerto Rico in attesa che qualche gamer offeso si facesse vivo, vivo per modo di dire.






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