Titolo: Tempus
Come sempre Wallace stupisce i giocatori con un gioco dalle meccaniche precise come gli ingranaggi di una puleggia ed esteticamente bello come gli ingranaggi di una puleggia.
Un gioco di civilizzazione, dove il progresso è rappresentato in due eleganti modi: uno è “la” tabellina, che avanza di turno in turno portando i giocatori verso nuove entusiasmanti capacità come poter avere un bimbo in più e poter far stare un bimbo con i propri genitori (e stiamo parlando ovviamente di dischetti di legno ammucchiati); su questa tabella lineare le strade da percorrere per i giocatori sono di una quantità decisamente superiore a 0 ma nettamente inferiore a 2, con l’unica possibilità di provare la tecnica dello “slancio con pernacchia” con cui si raggiunge un grado di sviluppo un turno prima degli avversari. L’altro modo di rappresentare il progresso è il ricorso alle carte “idea”, sistema per il quale usando ad esempio la scoperta della medicina, quella si dimentica, è anche noto come sistema “ce l’avevo un attimo fa” o “ehi sono Wallace!”.
Sulla splendida plancia esagonata ricavata da una texture scartata per windows starter dunque, prende corpo la mappa componibile secondo il rigoroso schema “a caz*o di cane”, in cui i giocatori danno sfogo alla propria compulsività ossessiva cercando di riempire il maggior numero di spazi con le tessere territorio, con il risultato di una mappa omnicomprensiva, o esibiscono la propria contagiosissima simpatia ponendo le medesime tessere in modo da rendere la partita una farsa da playtester. In ambo i casi, un gran successo in termini di divertimento ed efficacia, un po’ come votare alle politiche.
Lo sviluppo del gioco è un originale movimento limitato di dischetti su mappa che all’occorrenza si scontrano a “chi ce n’ha di più”, oltre a varie buone “idee” tipo “usare le armi” o “usare un’altra cosa che però sia del territorio corrispondente, tipo i sanitari in pianura, che sono devastanti”, sempre da dimenticare dopo l’uso, ovviamente. Come l’intera esperienza.
A parte qualche Uollasiana complicazione il gioco scorre con una certa semplicità, il numero di turni e le possibilità dei giocatori sono così limitate da fare concorrenza al alle aspettative di vita di Giuliano Ferrara, riducendo il tutto a un mero conteggio matematico ed una dose di fattore C.
Negli ultimi turni Wallace libera i giocatori con la navigazione che, tradotta in termini ludici, significa qualcosa come “a fottersi tutta l’espansione sudata finora, una casella alla volta, ora teletrasportatevi sulle coste che preferite e massacratevi a volontà”. Alla fine vince chi si è espanso di più, a patto che chi si sia espanso meno non abbia comunque fatto più punti.
Intervistati dallo staff de ilpuzzillo.com i parenti degli illustratori hanno risposto “andate via, tutti hanno hanno una giornata ‘no’! E loro hanno già pagato”, non abbastanza, sottolineiamo noi.





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