Ryan Dancey, COO della AEG e lavoratore trentennale dell’industria del gioco, è stato fiondato nello spazio della NASPI per effetto rinculo dopo aver toccato con la lingua un filo scoperto dell’IA.

Il buon Ryan, con la consapevolezza di una libellula in prato di vacche, ha affermato che l’IA può generare giochi buoni quanto quelli pubblicati dalla sua (ormai ex) AEG.

Nell’ordine, è stato smerdato da:
Il CEO di AEG
Il reparto marketing
Il reparto social
I partner commerciali
Alcuni partner sessuali
L’associazione dei game designer
Un tizio con le Birkenstock
Uno di Open AI che si è sentito offeso

Ma senza rancore.

Potremmo essere tentati di inserirci nella lista, ma con un po’ di onestà intellettuale dobbiamo considerare che l’IA è uno strumento usato da persone con idee, quindi può effettivamente “fare” giochi, e soprattutto dobbiamo considerare che si è riferito a prodotti specifici quali Tiny Towns, Cubitos e Flip 7.

Flip 7.

Vogliamo ancora dargli torto nel merito?

Il CEO di AEG, John Zinser, si è affrettato a dichiarare “Voglio essere chiaro: per oltre 30 anni AEG ha lavorato con designer umani“.
A differenza di tutti gli altri, che usano IA e robot dal 1996 o, come direbbe il nostro direttore editoriale: E GRAZIE AL CAZZO.

DITTO.

Il tema sta scottando più del razzismo e della transfobia messə assieme, risultando al contempo sempre più ridicolo, portando a prese di posizione che farebbero passare Trump per un politico e il fascismo per un movimento politico che farebbe anche cose buone, se solo lo lasciassimo lavorare.

L’IA, o come la chiamiamo da queste parti la “Hitler de noantri“, nel mondo della creatività ormai è più stigmatizzata di Padre Pio, il che la dice lunga sulle capacità creative nel settore. Gamefound ad esempio adesso pretende la lettera scarlatta per i progetti che hanno fatto ricorso all’IA per qualsiasi scopo, non solo per la realizzazione del prodotto, ma anche solo per elementi promozionali.
Panico livello olio di palma.

Ryan Dancey ha aggiunto:

«L’industria del gioco non esiste perché gli esseri umani creano idee altrimenti irraggiungibili. Esiste perché esistono moltissimi giochi precedenti, che alimentano la mente dei designer, i quali producono nuove varianti su quei temi. Poi le persone investono capitale di rischio su quelle idee per vedere se c’è un product–market fit. A volte c’è, e a volte no. (Anzi, molto più spesso no).»

«Molto raramente (due volte nella mia vita: D&D e Magic: The Gathering) un essere umano ha prodotto una forma del tutto nuova di intrattenimento ludico. Quei momenti sono così rari e incandescenti che riecheggiano per decenni.
La pubblicazione di giochi non è un’industria di idee uniche e speciali. È un’industria fatta di esecuzione, marketing e attenzione ai dettagli. Tutte cose in cui le IA sono bravissime.»

DROP THE MIC

Unico neo, in effetti, è che sembra più un’uscita da giornalista che da COO di un’azienda.

E invece l’ha detta lui, perché non abbiamo giornalisti con queste palle e non abbiamo aziende con queste capacità.

Infatti risuona un vago sospetto che il fervore per la difesa dell’ingegno umano da parte delle case editrici possa risiedere anche in uno scarso aggiornamento tecnologico: è più facile dirsi contrari a qualcosa che non si sa usare, come se noi ci dichiarassimo contro le orge.
Inoltre ad oggi un buon designer costa decisamente meno di un designer esperto di prompt per IA.
In generale i costi per la parte creativa sono talmente bassi che l’IA ci metterà un bel po’ ad inserirsi in quest’ambito, ma quando converrà, troverete meno sostenitori della causa umana tra gli editori. Tant’è che per le illustrazioni, dove gli artisti sono un po’ meno stronzi dei game designer e quindi hanno piacere di essere pagati, i primi ricorsi all’IA cominciano a vedersi.

Ma intanto i designer stessi già si avvalgono dell’IA, perché Ryan dice la verità: si cammina sulle spalle dei giganti, e di gigante vero e proprio ne nasce uno ogni soncazzoquando.

E il mercato che ne pensa? L’etica del giocatore “prima gli umani, magari sottopagati, ma comunque umani”, riuscirà a contrastare le vendite del mass market, dove l’attenzione del grande pubblico verso la questione IA è di due gradini sotto quella riservata all’olio di palma oggi?

Intanto l’IA ha mietuto la sua prima vittima, e proprio per come funziona l’IA: per mano di un umano.

Grazie di tutto Ryan.

PS
Come nelle migliori sceneggiature drammatiche, il CEO John Zinser ha dichiarato “Ryan è il mio migliore amico, ma…”.
Ma l’IA non perdona. Non glielo abbiamo insegnato.

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