Con i suoi tempi evolutivi, a metà tra il ritardo delle spedizioni di Awaken Realms e quello degli elettori MAGA, la Games Workshop prende una decisione netta riguardo l’IA, e afferma: “Non ci stiamo capendo un cazzo“.
L’approccio “cauto” è quindi quello del ban totale: per le fasi di scrittura, disegno, e progettazione; anche per evitare il rischio di progettare qualcosa di nuovo.
Sostenendo il suo pubblico di cacciatori di streghe, la GW procede come un sasso: piantato nel Fantasy e ritrovato nel 40K. Nello stesso identico punto, un punto in cui i suoi cultisti ricoprono il suo tempio d’oro come il petto di Mr. T.
332 milioni di Sterline di ricavi e qualche recriminazione spiccia per un Natale andato “così così”. Dove “così così” si traduce con: “non capiamo perché le licenze per videogiochi mediocri che stiamo tirando con la catapulta non stiano rendendo come previsto”.
Dobbiamo quindi riconoscere una grande solidità a un’azienda che usa il gatekeeping come zerbino di benvenuto, e che vede i conservatori sedere alla propria sinistra. Un pilastro della stabilità e un riferimento per la causa anti-IA, che si concede solo una forma “esplorativa” per qualche manager già poco convinto: “non riusciamo a farle comprare niente”.
GW si aggiunge quindi alla lista di quegli editori che si preparano il capo per l’inevitabile cenere del “eh, va be’: artigianale finché sostenibile“.
Anche se le va riconosciuto che al momento la posizione è dovuta, più che alla volontà, all’ignoranza e alla paura. Proprio come nel migliore degli imperi.





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