Potevamo esimerci dalla più classica raccolta di fine anno?

Sì, certo.

Ma proprio per questo non solo lo faremo lo stesso, bensì chiameremo in causa tutti quelli che quest’anno avrebbero potuto esimersi dal quel che stavano per fare ma che poi “lo hanno fatto lo stesso”.

Per questo abbiamo chiesto a Babbo Puzzillo di archiviare la sua lista dei “buoni” e tirare fuori per noi la più apprezzabile lista dei “buoni per un cazzo nulla”, così lui ci ha gentilmente offerto un rutto in faccia e i dieci momenti peggiori del 2025 ludico:

10) Il Festival del giornalismo ludico, organizzato da IoGioco, la rivista di giochi da tavolo cartaceo col pregio indiscutibile di essere l’unica. Inserita nell’ambito della per nulla pretenziosa “giornata mondiale del gioco”, la manifestazione ha visto premiare col GMG award, che sta per “Premio della giornata mondiale del gioco”, addirittura il caporedattore di IoGioco stesso, in un pacato tentativo di dimostrare che farsi i pompini da soli è impossibile solo a livello anatomico.
Influencer avvisati, mezzi salvati.

9) La Famiglia: the great mafia war. Ci sono diverse cose che ai tedeschi vengono molto bene, ma fra queste ne spicca una: la pulizia. Dopo quella dozzina d’anni in cui hanno davvero esagerato col concetto, hanno deciso che le cose brutte non si possono proprio più dire o mostrare. Quindi non stupisce che, facendo un gioco sulla seconda guerra di mafia, abbiano deciso per pudore di eliminare ogni elemento scomodo, tipo le vittime istituzionali, le vittime civili, le infiltrazioni della mafia nello Stato. Un po’ come fanno i preti per spiegare il sesso ai bambini: non si dice, al massimo si fa. Il problema non è fare un gioco sulla mafia, è fare un gioco sulla mafia facendo sembrare i mafiosi i pacati nobili di El Grande. Insomma, gente d’onore.
D’altro canto le proteste della politica italiana non sono state da meno, andando dal paternalista “non si gioca con la mafia”, al più pleonastico “la mafia è cosa nostra”.

8) Lucca Comics & Games: il film. Come stabilito alla decima posizione della nostra classifica, ormai l’autoreferenzialità è un valore. Il film, manco a dirlo, parla di Lucca Comics & Games dal punto di vista di Lucca Comics & Games, facendo intervenire chi lavora a Lucca Comics & Games. Adesso rubiamo una battuta a Luttazzi (che tanto l’avrà rubata a qualcun altro), dicendo che comunque alla proiezione della prima il film è stato accolto da un applauso di mezz’ora. Vietina non riusciva proprio a trattenersi.

7) CMON. Nonostante molteplici progetti di crowdfunding milionari, la multinazionale nel 2025 ha deciso di tornare alle origini: ok i pupazzetti, meno ok continuare a tenere dei designer professionisti sul libro paga. E quindi puf!, tutto il team di design e sviluppo finisce in mezzo a una strada, tenendo fede al concetto di decrescita felice, purché sia quella altrui. Ah, che bello, il capitalismo, che ci regala sempre certezze: se non sei molto ricco, ma lavori per gente molto ricca, se qualcuno deve prenderlo nel culo sappiamo già a chi tocca.

6) Devir, che si accorge troppo tardi che il nero del seme di picche del suo Ace of Spades contiene una g di troppo. Il gioco presenta un’immagine un filino razzista, abbastanza razzista da farci chiedere quale fosse la richiesta originaria fatta all’illustratore per arrivare a quel risultato. Una roba che a confronto la copertina di World in Flames è una copertina meno del cazzo, ma proprio letteralmente. Non vorremmo dire che ogni tanto abbiamo l’impressione che molti editori non abbiano la più pallida idea di cosa stanno facendo, ma la frase in realtà finisce qui.

5) La polemica “ma i giochi da tavolo sono beni di lusso?”, che colpisce immediatamente per la capacità condivisa dell’umanità tutta di non capire un cazzo. Si confonde “di lusso” e “voluttuario”, si confonde il gioco come prodotto e l’attività del giocare come, appunto, attività, e il rumore di fondo diventa talmente forte che verrebbe quasi voglia di rispondere a chiunque ne parli “sì, tutto quello che volete, basta che state zitti dieci minuti”.

4) Lucca Comics & Games Series & Brands. La kermesse lucchese, ormai più simile alla tuta di un motociclista professionista che non a un evento dove si possa effettivamente fare qualcosa, lascia il Games fuori (dal palinsesto, dal cuore della fiera, dal radar del pubblico) in attesa che il Carducci venga portato via insieme ai sacchi dell’umido, e soffoca anche il fumetto fra esubero di pupazzi con la testa grossa, stand di enti pubblici e forze dell’ordine, comparsate a minutaggio ridotto di attori famosi, band musicali, servizi di streaming in abbonamento e gare di arrampicata sugli specchi per continuare a chiamarsi come si chiama.

3) La GAMA (GAme Manufacturers Association), che decide di chiudere l’anno in bellezza eleggendo come direttore esecutivo Zaria Davis, in passato consulente di leadership (qualsiasi cosa questo voglia dire), Ministra della Chiesa Unita di Cristo (un’organizzazione religiosa che potremmo definire solo di poco non immune da scandali legati alla pedofilia), e ipnotista della regressione alle vite passate, cioè una di quelle pratiche che dopo tutto, se le guardi bene, studiandole un po’, magari da vicino, sembrano proprio una cazzata. Se però pensiamo che a guidare gli Stati Uniti c’è ancora Trump, dai, poteva andare peggio.

2) Adobe Firefly. Senza dubbio il nostro illustratore preferito di quest’anno. Più che a lui, però, il nostro plauso va a Fryx Games, che decide di usare il nome di un programma e non di chi lo usa come illustratore su Boardgamegeek, e a Boardgamegeek stesso che, da brava piattaforma paladina della dignità autoriale decide di rispondere con un elegantissimo “ma sì, ma sticazzi“. What a time to be alive.

1) Vostra mamma. No, vabbé, dai, stiamo scherzando, ma tanto sappiamo che non vi offendete, se c’è una categoria che brilla per senso dell’umorismo è quella dei gamer. In cima alla classifca ci siamo ovviamente noi, quelli che scrivono su Il Puzzillo. Perché in tutto questo rimaniamo il peggio del peggio: perennemente sboccati, pervicacemente codardi, sempre e comunque fuori luogo, incazzati anche quando non serve e indiscutibilmente inopportuni. Ma non siamo cattivi, è che non sappiamo di cosa stiamo parlando ma ne parliamo comunque, e non sappiamo scrivere ma lo facciamo lo stesso, come del resto quasi tutti gli altri blogger di settore. Ma almeno siamo sinceri quando vi diciamo che usiamo ChatGPT, anzi, vi diciamo che lo usiamo anche quando non lo usiamo.

Buone feste, a voi e a vostra mamma.

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