Great Western Trail: El Paso, che in antica lingua comanche significa “componentistica di merda“, è il gioco presentato come la versione semplificata di Great Wester Trail, un titolo che sta ancora avendo un successo paragonabile al colonialismo spagnolo, ma con più atrocità.

Descrivere El Paso a parole è difficile, mentre farlo con le immagini risulta piuttosto cruento, proveremo a farlo con una rappresentazione edulcorata del contenuto della scatola:

Abbiamo cercato informazioni sulla mamma dell’editore, ma pare che le scelte produttive fatte non siano legate al mestiere della succitata, deve esserci quindi un odio profondo nei confronti dei giocatori, perché è difficile spiegarsi cose come la plancia di stoffa ampliata da striscette di cartone, organico come la busta dell’umido, gli elemeti microscopici anti-boomer e i meeple stile Godzilla a Lilliput, che coprono ogni informazione trasformandolo in un memory, i residui di fustella che vanno usati come dischetti segnaposto, che regolarmente qualcuno cerca di soffiare via, e soprattutto otto cubetti, rappresentati da cubetti disegnati su cartoncino. 8 cubetti. stampati su 8 cartoncini.

Ovviamente la piccola plancia di stoffa, piegata o arrotolata, esce dalla scatola pienamente in grado di far scivolare i vari cartoncini di quà e di là, ma soprattutto è incapace di contenere la quantità di elementi che finiscono per circondarla, tra carte a display, tasselli di bonus, monete, obiettivi e altre carte ancora a display.

Forse non tutti sanno che nella terapia di coppia, per calcolare il fastidio generato da situazioni come il dentifricio spremuto dal mezzo, o le tazze sporche appoggiate accanto al lavandino, si utilizza la Scala El Paso, dove ogni punto di fastidio corrsiponde circa a 15 secondi di setup del gioco.
Superato il terzo punto si tratta di dolore, e c’è bisogno di intervento medico psichiatrico.

Alcuni dei video di unboxing di El Paso sono adoperati come terapia d’urto negli studi più controversi, altri girano clandestinamente nello stesso ambiente degli snuff, ma tutti sono da considerarsi PEGI 18.

Detto questo, se per qualche forma di convizione religiosa riuscite a superare l’impatto della preparazione, e non vi coglie l’isteria collettiva durante i primi turni, il gioco si rivela effettivamente una versione senza fronzoli di Great Wester Trail, non facendolo rimpiangere poi tanto, se non per il comparto ergonomico. Un eurogame moderno

Maliziosi, lo sappiamo cosa state pensando: ma non è che l’hanno fatto con la componentistica di merda perché sennò era meglio e basta, rispetto al gioco originale?

Be’, sì.

O quello, o volevano applicare un principio pubblicitario da social: suscita più reazioni un’affermazione sbagliata che una domanda.
E qui non ci sono domande, c’è solo un’affermazione forte rispetto ai giocatori: chivvesencula.

Ma non è sbagliata.

Lascia un commento

Trending